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Polizza obbligatoria per i medici, Troise (Anaao): il rinvio è inevitabile

Polizza obbligatoria per i medici? È prevista per il prossimo 13 agosto, ma secondo il segretario nazionale dell'Anaao Assomed Costantino Troise, «il rinvio della scadenza è nei fatti». L'obbligo della polizza sulla Responsabilità civile per i liberi professionisti era già slittato di circa un anno, «ma per i medici - sottolinea Troise - ha una specificità e una valenza particolare. Tanto che l'art 3 della legge 189/12, il decreto Balduzzi, già prevedeva un decreto mini steriale che in qualche modo, per i medici, individuasse quali debbano essere i criteri e le caratteristiche di queste polizze. Ma questo non ha mai visto la luce e i tavoli tecnici stanno appena cominciando a entrare nel merito della questione; mi pare assolutamente chiaro che la scansione temporale vada rivista e l'applicazione spostata almeno di un anno. Almeno per quanto riguarda la sanità». Un anno, secondo il segretario dell'associazione medici dirigenti, sarebbe un periodo cautelativo perché i tavoli portino a termine i lavori per cui sono stati istituiti e per individuare soluzioni che non siano pasticciate. «Il dato fondamentale - ricorda Troise - è che, con i costi che comporta, la norma costituisce un ostacolo all'accesso alla professione per i giovani e alla loro legittima aspirazione di trovare un posto di lavoro consono con il percorso formativo». Riguardo al rinvio, Troise sembra comunque ottimista: «mi pare che siano state numerose e diverse le voci che si sono levate in questo senso negli ultimi giorni, ma ripeto: il motivo alla base del rinvio è nei fatti: il decreto previsto dalla legge dello stato non c'è e si tratta di un dato preliminare necessario». Sulle conseguenze della polizza obbligatoria si è ieri espresso anche Roberto Lala, presidente dell'Omceo provinciale di Roma: la norma è un incentivo al contenzioso legale e potrebbe favorire una deresponsabilizzazione delle aziende, tentate dalla possibilità di scaricare sul professionista le loro eventuali disfunzioni. A rimetterci sarebbero «i pazienti più complessi sul piano clinico, proprio quelli che hanno più necessità di essere seguiti e curati: il rischio è che nessuno vorrà più farsene carico per paura di conseguenze penali ed economiche».