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Che cos'hanno in comune il medico di continuità assistenziale palermitano perplesso per dover andare ad Ustica dodici volte al mese, il suo collega che già percorreva 400 km alla settimana e ora dovrebbe farne quattro volte tanto, o quello che ha anche 600 assistiti in assistenza primaria e da questo mese ha difficoltà a recarsi in studio perché i turni di notte, collocati in modo spezzato, si sovrappongono?
Sono medici convenzionati -cioè lavoratori autonomi - vittime dell'applicazione della direttiva europea sugli orari di lavoro. Una norma prevista dalla legge 161 del 2014 che pure parla chiaroOrari lavoro, direttiva estesa a medici di guardia e 118. Sindacati in rivolta e dispensa i medici liberi professionisti: 48 ore settimanali, riposo di 11 ore obbligatorio nell'arco delle 24 e compagnia si applicano ai soli dipendenti. Ma solo sulla carta, i direttori generali in qualche caso estendono ai medici convenzionati ad ore, dalla guardia medica all'emergenza, salvo poi fare retromarcia o attenderla dalla regione. In un caso, la Sicilia, il dietro-front è arrivato in queste ore grazie a una circolare dell'Assessorato alla salute regionale, come annuncia Tommasa Maio segretario nazionale Fimmg CA. «La legge che fa sua la direttiva Ue sugli orari non si applica ai convenzionati, in Sicilia è un dato acquisito. Come Fimmg ci siamo attivati da quando sono stati sollevati i primi dubbi inviando una diffida per ogni Asl in Italia, e non solo a livello siciliano. Ora la situazione si va normalizzando e dle poche regioni dove le Asl hanno sollevato il problema stanno emanando direttive che riportano alla corretta applicazione dell'Accordo nazionale». La vicenda dunque interessa più Asl a macchia di leopardo sul territorio nazionale ma è iniziata in Sicilia, come lo racconta Giancarmelo La Manna responsabile di Continuità assistenziale per Snami. «Lo scorso 25 novembre il distretto dell'Asp di Palermo ha chiesto ai colleghi coordinatori di continuità assistenziale di applicare la direttiva Ue; poi sono partite Trapani Siracusa Agrigento, quindi la Calabria. Sono stati interessati anche i medici del 118 ma non i convenzionati per l'assistenza primaria. I direttori generali dimenticano che noi medici di famiglia non possiamo soggiacere a ordini di servizio, la nostra convenzione non è intaccabile, è una fonte pattizia che può essere messa in discussione solo nel comitato aziendale, paritetico, formato da componenti dell'azienda e dei sindacati di medicina generale». «Anche in Calabria - continua La Manna - le Asp hanno chiesto l'estensione delle norme europee sugli orari dei dipendenti a 118 e continuità assistenziale. Lì al momento la situazione è in divenire.
Come Snami nazionale abbiamo incaricato un giuslavorista di valutare le cose e, se non ci sarà chiarezza, di agire a tutela degli accordi nazionale e regionali. Non si può applicare a noi una normativa nata esplicitamente per i soli dipendenti; il medico convenzionato è altra cosa, non ha tutele come ferie e maternità, non percepisce compensi per gli straordinari, sulle sue entrate paga la pensione all'Enpam (e non è contribuente Inps come i dirigenti Ssn), a differenza degli ospedalieri non fa un "lavoro usurante". Il problema è che le aziende rispondono all'erario e penalmente ai sensi di legge della mancata applicazione della direttiva, e i direttori generali - che pure sanno di dover parlare con i vari Snami Fimmg e Smi- si cautelano un po'
alla cieca. Dimenticando che, se sul territorio con la riforma del 1978 e anche prima si è puntato sul libero professionista convenzionato, non è per capriccio, bensì per delegare alla nostra organizzazione autonoma compiti come la copertura di ampie estensioni territoriali, impossibili da gestire altrimenti».

Mauro Miserendino