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Guardie mediche: troppi rischi, nessuno vuole più farle. Il problema-Milano

''In alcune realta' si rischia la vita, in tutta la penisola si lavora senza sicurezza e tutele. In queste condizioni e' normale che nessuno voglia piu' fare la guardia medica, non solo a Milano, o nel nord in generale, ma nel resto d'Italia''. Il problema guardie mediche è scoppiato a Milano. Il servizio nel capoluogo lombardo  arranca a causa del numero limitato degli specialisti: l’ultima graduatoria stilata a novembre ha visto andare deserte le 1.356 ore messe a bando dalla Regione (in tutta la Lombardia erano oltre 24mila).  Ore che sono rimaste scoperte, visto che non sono state prese in carico da nessuno: i dottori in graduatoria hanno preferito rinunciare. Un problema, se si considera che ad aprile sarà pubblicato il nuovo bando per le “zone carenti” (in cui viene definito il fabbisogno regionale di pediatri, medici di famiglia e di continuità assistenziale) che alle ore rimaste vacanti ne sommerà altre. Tanto che per i sindacati si potrebbe arrivare anche a 5mila ore da coprire: un’enormità. Una situazione che si è aggravata nell’ultimo biennio, complice il costo della vita milanese (che porta un medico appena entrato in graduatoria a scegliere l’hinterland e non la città) e le retribuzioni orarie che si attestano, in base agli accordi collettivi nazionali, sotto i 20 euro lordi. A Milano il servizio è gestito da una centrale operativa i cui operatori smistano le chiamate ai medici di turno, che fanno consulenze telefoniche o visite a domicilio. Numeri  alla mano si parla almeno di un milione e trecentomila pazienti 'potenziali': ogni medico di continuità assistenziale dovrebbe avere 5mila pazienti in carico, quindi ne servirebbero circa 300 per coprire i fabbisogni del territorio milanese.