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COMUNICATI    S.N.A.M.I.

 

 

A.S.P. DI REGGIO CALABRIA

IL RESPONSABILE REGIONALE DELLA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE DELLO S.N.A.M.I. DR. PANTALEONE FIORESTA, RISPONDE AL COMMISSARIO CETOLA SULLA CHIUSURA DELLE GUARDIE MEDICHE.

In merito a quanto dichiarato dal commissario Cetola su alcuni quotidiani regionali

giorni addietro, occorre fare delle precisazioni al fine di una giusta e corretta informazione.

Il commissario Cetola, sostiene di fare gli interessi della collettività e a proposito

delle guardie mediche, afferma di "aver rotto abusi,privilegi e campanilismi risparmiando tanti soldi spesi per attività indebite". Sostiene inoltre di "aver trovato un rapporto tra medici/abitanti di 1/1700 quando l’accordo regionale ne prevede 1/3500" asserendo inoltre di essere lontani dalla normalità nonostante la chiusura di dieci postazioni di guardia medica in due anni, dovendone sopprimere almeno altre 15. Il rapporto tra medici in servizio/abitanti residenti è disciplinato dall’art.64 dell’accordo collettivo nazionale e dall’art.13 dell’accordo integrativo regionale.

Il commissario Cetola dovrebbe sapere che le guardie mediche sono attive dalle

Ore 10 del giorno prefestivo alle ore 8 del giorno successivo al festivo e dalle ore 20

alle ore 8 di tutti i giorni feriali. Come dovrebbe sapere che l’incarico per ogni medico avviene per un orario settimanale di 24 ore. Da ciò ne consegue che per garantire il servizio della continuità assistenziale per le ore previste dall’accordo (106), per ogni postazione sono necessari almeno 4 medici, tenuto conto del massimale di ore che ciascuno può svolgere. E’ evidente che il rapporto ottimale va calcolato in relazione alle ore di servizio che ciascun medico può svolgere nell’arco della settimana e quindi ai medici necessari per garantire il servizio,dovendo farsi riferimento non già al singolo medico, che può garantire il servizio solo per 24 ore,

ma ad ogni postazione di guardia medica,che garantisce il servizio nel predetto arco di tempo. Solo così si garantisce la presenza di un medico ogni 3500 abitanti residenti.

Ciò è stato confermato anche dal TAR LAZIO nella sentenza n.9909 sez. terza, del 10/10/07, che ribadisce "ove con stravolgimento della norma, fosse confermato, che il rapporto ottimale de quo risulti dimensionato secondo l’abnorme proporzione denunciata (1 medico ogni 14.000 residenti) sarebbe evidente l’illegittimità nella quale incorrerebbero le aziende sanitarie tenute al puntuale rispetto della norma dell’accordo".

 

Secondo l’interpretazione dell’azienda diretta da Cetola , il rapporto effettivo tra medico in servizio e abitanti residenti diventa di ben quattro volte superiore, ossia

Un medico ogni 14.000 abitanti residenti.

Per quanto concerne la certificazione amministrativo-giudiziaria a cui Cetola fà riferimento "sulle guardie mediche il TAR ci ha dato ragione respingendo la richiesta di sospensiva" vorrei riportare quanto scritto nell’ordinanza del ricorso 907 del 2008 proposto dal sindacato che rappresento: "ritenuto che non è ravvisabile un pregiudizio grave ed irreparabile atteso che,allo stato, i sanitari sono stati tutti occupati e ad essi è stato conservato il trattamento economico già goduto P.Q.M. rigetta la domanda cautelare.". Dalla lettura del dispositivo non comprendo da dove il commissario Cetera abbia tratto la conclusione che il TAR gli abbia dato ragione. Infine non si capisce come egli possa asserire di tutelare la salute della collettività, riducendo il servizio di continuità assistenziale sul territorio e quindi privando i cittadini dell’assistenza sanitaria dovuta,lamentandosi poi, della scarsa collaborazione dei sindacati e dei sindaci!

 

Catanzaro 9/7/2009 Fioresta dr.Pantaleone